Bentornati, con un paio di giorni di ritardo, amici di Advice For Musicians al decimo appuntamento con questa rubrica di consigli ai musicisti. Oggi voglio parlarvi di come organizzare un setup di sequencer che riproduce parti preregistrate per una esibizione dal vivo e come gestire il metronomo.

E’ sempre più frequente per i gruppi musicali l’utilizzo di parti pre registrate per il loro spettacolo, siano esse parti ritmiche, effetti, parti di riempimento o di rinforzo per i musicisti che suonano. Non sempre però queste vengono gestite correttamente. Vediamo quali sono le cose da prendere in considerazione per raggiungere un risultato professionale che valorizzi davvero l’esecuzione dal vivo.

Ovviamente tutti i musicisti dovranno sentire le parti pre registrate e dovranno andare a tempo con loro; questo implica la presenza di un segnale metronomico (click), che inizia un numero di misure deciso in precedenza PRIMA dell’inizio effettivo del brano, affinché tutti inizino nel momento giusto. Il metronomo non dovrà essere sentito dal pubblico e questo implica l’utilizzo delle cuffie o degli auricolari.
Spesso non è necessario che tutti gli elementi del gruppo sentano il click, ma sicuramente dovrà sentirlo il batterista, che in genere dà il tempo a tutti gli altri. Se però il brano eseguito non prevede la batteria o inizia con un altro strumento, allora il metronomo dovrà andare anche a qualcun altro.

La prima cosa da fare è decidere quale dispositivo usare per riprodurre le parti. Molto spesso è un computer, altre volte un sequencer incorporato in una tastiera fino ad arrivare ad un tablet o uno smartphone.
Se state andando a suonare alla serata “Dilettanti allo sbaraglio” della parrocchia, allora potete tranquillamente fare un mix a casa di tutto quello che vi serve e generare un file monofonico di tutto, poi aggiungere un altro file monofonico di metronomo, mettete in sincrono questi due file e ne generate uno stereo che abbia da un lato la musica che deve essere riprodotta e dall’altro il metronomo. Al momento dell’esibizione, dal mixer indirizzate il canale con la musica ai diffusori e ai monitor sul palco e il canale del metronomo alle cuffie. Questo è il modo più economico e semplice ma il risultato sarà sempre modesto per tanti motivi tra cui il fatto che le parti registrate suoneranno in mono, quindi non si avrà alcuna spazialità, dimenticate percussioni in stereo, dimenticate pad avvolgenti o delay che rimbalzano da sinistra a destra; tutto suonerà al centro. Un altro problema da non trascurare è che se utilizzate per mandare in ascolto base e metronomo uno smartphone o un tablet, affidate la riuscita della vostra esibizione ad un cavo con un jack da 3.5mm, sbilanciato e, soprattutto, delicato. Basterà davvero poco perché si rompa il cavo o si danneggi la presa del dispositivo. Sarà sufficiente inciampare nel cavo che lo collega al mixer e il danno è fatto. La situazione non cambia di una virgola se, invece dello smartphone o del tablet, utilizzate un computer con la sua uscita cuffia integrata. Non utilizzate questo metodo se volete fare qualcosa di professionale: non lo è.

Cosa invece si può utilizzare è un computer, anche un laptop, con una interfaccia audio multicanale, almeno tre canali indipendenti, possibilmente con connessioni solide e bilanciate. Preparate il progetto in un software che sia in grado di riprodurre più segnali simultaneamente e indirizzarli a diverse uscite fisiche dell’interfaccia e fate riprodurre la parte musicale registrata, in stereofonia, da un’uscita stereofonica (quindi due canali) e il metronomo, da solo, da un’altra uscita (anche monofonica). Al mixer arriveranno così tre canali: due di questi saranno il canale sinistro (left) e destro (right) dell’uscita stereofonica da dove verrà riprodotta la base che sarà mandata in diffusione e ai monitor sul palco, il terzo canale sarà quello del metronomo che sarà mandato esclusivamente alle cuffie di chi dovrà usarlo.

In questa maniera avrete tutti vantaggi: dal punto di vista della qualità del suono, avrete un segnale stereofonico che, se sfruttato bene, vi darà la possibilità di creare una bella spazialità dei suoni registrati. Se le uscite della scheda audio sono bilanciate, avrete anche assenza di disturbi e un buon rapporto segnale/rumore; se la vostra scheda audio non dovesse essere bilanciata, munitevi di D.I. Box per bilanciare il segnale immediatamente dopo l’uscita (ho già detto nella puntata precedente a cosa servono le D.I. Box).
Se per riprodurre le basi usate una DAW (Digital Audio Workstation), avrete anche la possibilità di variare il mix e adeguarlo alle esigenze specifiche della situazione in cui vi trovate.

Valutate in fase di prove se fare tutta la scaletta in un solo progetto, se creare un progetto per ogni singola canzone o racchiudere l’intera scaletta in pochi progetti contenenti ciascuno qualche brano. Se utilizzate una DAW, vi consiglio di mandare file audio registrati e non utilizzare strumenti virtuali in tempo reale da sequenze MIDI perché questi richiedono molte più risorse e potrebbero, anche per un istante, generare rumori di buffer vuoto.

Certe volte può capitare, secondo il programma musicale che state eseguendo, di dover personalizzare due o più metronomi da mandare ad altrettanti musicisti diversi. Un esempio di questa situazione è quando uno o più musicisti ha molte misure vuote e può risultare difficile contarle. Basta contarne una in più o una in meno e si entrerà nel momento sbagliato. In questa situazione dovrete creare dei metronomi personalizzati per quei musicisti che ne avranno la necessità, vi serviranno altrettante uscite fisiche dalla vostra interfaccia audio e il mixer che smisterà i segnali alle cuffie dovrà avere altrettanti canali di ingresso e di uscita per indirizzarli indipendentemente alle cuffie.

Una situazione simile necessita di adeguato materiale, se non siete voi stessi i proprietari del materiale di amplificazione, comunicate sempre prima di quanti canali avete bisogno nel mixer, di quante uscite, dite se necessitate di amplificatori per cuffie o se avete i vostri. Siate sempre molto chiari, altrimenti rischiate amare sorprese e di non riuscire a suonare come avevate preventivato.

Di recente mi è capitato di seguire un progetto musicale con sei musicisti in cui ciascuno dei sei musicisti aveva la sua traccia di metronomo dedicata e il suo canale di cuffia indipendente. In quel caso abbiamo ritenuto più sicuro attrezzarci noi stessi con un amplificatore per cuffie e interfaccia audio multicanale per non avere sorprese.

Per questo decimo appuntamento mi fermo qui. Aspetto le vostre domande e i vostri commenti, da Cristiano Nasta, un saluto e alla prossima settimana.

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