Un saluto ai lettori di questo blog. Siamo al secondo incontro di Advice for musicians e i consigli di oggi sono rivolti a tutti coloro, siano cantanti o presentatori o speaker, che parlano o cantano in un microfono. Anche in questa puntata parliamo di qualcosa che sembra banale ma, da quello che vedo, non lo è, dato che molti, moltissimi commettono errori molto comuni che compromettono il buon risultato che si può ottenere da un microfono.

Anche di microfoni ne esistono di vari tipi, forme, dimensioni, principi di funzionamento e utilizzi ma qui voglio parlare del microfono più visto sui palchi e in TV: il microfono palmare, spesso chiamato anche “gelato” per la sua forma che ricorda quella di un cono gelato.

Senza entrare troppo nei dettagli tecnici che possono risultare tediosi, è necessario sapere alcune cose dei microfoni per spiegare il perché certe abitudini e certi modi di fare sono sbagliati e andrebbero evitati. Cominciamo col dire che il microfono si comporta un po’ come un orecchio umano: sente tutto quello che c’è intorno e non soltanto quello che “dovrebbe” sentire. Mi spiego meglio: se un cantante in un palco (o in una sala prove) si trova a due passi dalla batteria o da un amplificatore per chitarra elettrica o comunque vicino ad una fonte sonora ad elevata emissione, il suo microfono “sentirà” inevitabilmente quel suono assieme alla voce del cantante stesso, quindi il cantante dovrà necessariamente cantare con un livello di voce alto abbastanza da superare quello del suono (o rumore) circostante. Spesso, quando mi ritrovo a fare un sound check, i cantanti pensano che, col microfono, la loro voce possa essere trattata come un qualsiasi segnale ed amplificata quanto si vuole. Non è così. Se loro cantano con un filo di voce, si dovrà amplificare molto il segnale del microfono, ma come ho già detto, dal microfono arriverà sì la voce del cantante, ma anche tutto il resto di suono che c’è lì attorno e tutto questo verrà amplificato con la voce del cantante. Va da sé che la voce resterà mascherata dal rumore circostante se non sarà già in origine più forte di questo. Ovviamente il problema è meno evidente se attorno al cantante c’è poco rumore circostante. In altre parole: non pensiate che una voce con un microfono possa essere trattata come una tastiera o uno strumento collegato direttamente al mixer, di cui puoi regolare il livello indipendentemente da tutto il resto. Amici cantanti quindi, tirate fuori la voce e ricordate sempre che il vostro microfono sente tutto quello che sentite con le vostre orecchie.

Un altro errore che vedo troppo frequentemente è come si impugna il microfono. Sembra una cosa stupida ma vi assicuro che non è così. Vi faccio qualche esempio e vi spiego perché certe cose non andrebbero fatte.

Intanto cominciamo col dire che la griglia che si trova alla sommità del microfono, non è qualcosa che serve solo a proteggere la membrana ma è fondamentale per dare una direttività al microfono. Per direttività si intende la sensibilità del microfono in funzione dell’angolo tra l’asse del microfono stesso e la sorgente sonora che esso deve riprendere. Senza entrare troppo in tecnicismi, più o meno tutti sappiamo che questi tipi di microfono sono piuttosto direttivi: riprendono al meglio davanti e man mano che ci si allontana dalla posizione frontale, la sensibilità diminuisce. Questo comportamento del microfono è dato dalla griglia. La griglia quindi non va mai ostruita o coperta altrimenti si modificano le caratteristiche direttive del microfono stesso. Tutti i cantanti che bazzicano i palchi, di qualsiasi dimensione, si sono imbattuti nel famigerato “Larsen”, quell’odioso fischio che si innesca quando un microfono è troppo vicino ad un diffusore che emette, amplificato, il segnale del microfono stesso. Bene, vi siete mai chiesti perché se si copre la griglia, il microfono innesca quasi immediatamente il Larsen? Perché coprendo la griglia, il microfono perde la sua direttività e sentirà in maniera pressoché uguale tutti i suoni provenienti da qualsiasi parte (in altre parole, diventa omnidirezionale). Quindi anche la spia a terra alle spalle del microfono verrà “sentita” come se fosse esattamente davanti. Detto questo, vi faccio vedere alcune foto di un’impugnatura scorretta del microfono:

Il corretto modo di impugnare il microfono invece è questo:

Un altro modo scorretto di tenere il microfono in mano è quello di tenerlo troppo in basso, dove si aggancia il connettore.

Questo perché si rischia (succede SEMPRE nella foga di un’esibizione) di spingere involontariamente il gancio di blocco del connettore che causerà lo sgancio del cavo e il microfono non funzionerà più.

Anche per chi usa un radiomicrofono sono valide queste indicazioni: la griglia ha la stessa funzione e anche se non c’è un cavo che si può sganciare, spesso nella parte bassa si trova l’antenna trasmittente che non deve essere coperta neanche con la mano, quindi fate attenzione ad impugnare correttamente il microfono.

Per questo secondo incontro mi fermo qui. C’è ancora tanto da dire sui microfoni e sul loro corretto utilizzo ma continuerò la prossima puntata. Nel frattempo non esitate a commentare, a fare domande, a sperimentare se volete e ricordate che i miei sono solo consigli. Se vi piace fare diversamente, fate pure 😉

Alla prossima settimana con la continuazione dei consigli sull’uso dei microfoni.

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